FLORA

Vegetazione e Flora

La riserva costituisce un bell’esempio di biodiversità floristica tra queste sono ben 110 le essenze floristiche censite.

la composizione floristica del sottobosco è ricca e annovera numerose specie tipiche dei boschi mesofili di caducifoglie come la Viola di Reichenbach (Viola reichenbachiana), la Campanula selvatica (Campanula trachelium), il Geranio nodoso (Geranium nodosum), la Melica comune (Melica uniflora), la Felce maschio (Dryopteris filix-mas), la Lattuga montana (Prenanthes purpurea), l’Euforbia delle faggete (Euphorbia amygdaloides), l’Erba fragolina (Sanicula europaea), l’Uva di volpe (Paris quadrifolia), la Circaea lutetiana, la Campanula latifolia, ecc. Numerose sono anche le specie acidofile, legate precipuamente a questo tipo di boschi, come lo Ieracio selvatico (Hieracium sylvaticum), l’Erba lucciola mediterranea (Luzula forsteri), la Verga d’oro (Soligado virgaurea), la Fienarola moniliforme (Poa sylvicola), la Ginestra dei carbonai (Sarothamnus scoparius).

Vegetazione forestale

L’area della riserva si caratterizza per la vaste superfici occupate da boschi, che ricoprono indistintamente i versanti. Le tipologie prevalenti sono le faggete, gli orno-ostrieti e i castagneti. I boschi di Faggio (Fagus sylvatica) rappresentano la vegetazione climax, in equilibrio cioè con il clima, e occupano tutto il versante della riserva oltre i 1100m; l’associazione di riferimento è l’Anemono apenninae-Fagetum sylvaticae (Gentile 1970) Brullo 1983, che individua una faggeta di tipo termofilo del piano mesotemperato. Lo strato arboreo è generalmente monospecifico, con la sporadica presenza del Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e dell’Acero d’Ungheria (Acer obtusatum), mentre molto ricchi e variegati risultano gli strati arbustivi ed erbacei; tra gli arbusti il Rovo ghiandoloso (Rubus hirtus) , il Nocciolo (Corylus avellana), la Berretta di prete (Euonymos latifolius), il Caprifoglio peloso (Lonicera xylosteum), il Corniolo (Cornus mas)e tra le tipiche specie nemorali del sottobosco l’Erba Trinità (Hepatica nobilis), la Viola odorata (Viola alba subsp. denahardthii), l’Erba fragolina (Sanicula europaea), il Sigillo di Salomone (Polygonatum multiflorum), ecc.; è da segnalare la presenza del Baccaro comune (Asarum europeaum), specie poco frequente nella regione. La fisionomia di queste faggete, con la presenza di uno strato basso arboreo a Carpino nero e Acero di monte, evidenzia un governo a ceduo molto attivo.

Il bosco di Castagno (Castanea sativa) rappresenta indubbiamente una delle formazioni forestali più interessanti e peculiari. E’ diffuso su substrati geologici formati da marne ed arenarie del Miocene, in una fascia altitudinale compresa tra i 600 ed i 1000 m s.l.m. circa. Il Castagno, specie acidofila, eliofila e moderatamente termofila, ha un areale primario di difficile definizione, essendo coltivato da tempi remotissimi. Attualmente è diffuso nell’Europa meridionale dalla Penisola Iberica al Caucaso ed è coltivato anche in numerosi Paesi extraeuropei. Un tempo diffuso in tutta l’Europa, è considerato un relitto dell’Era Terziaria e la restrizione dell’areale è in relazione con le glaciazioni pleistoceniche. I dati palinologici ed altre osservazioni indicano che il Castagno può essere considerato autoctono in Italia, nei Balcani occidentali e nella Spagna. Questa importante specie arborea è stata per vari secoli valido sostentamento delle popolazioni più povere, fornendo alimento, combustibile, legno per attrezzi, ecc. Ha alimentato le prime industrie del ferro e del tannino, ha sempre attirato l’attenzione dei selvicoltori ed ha ispirato poeti e letterati. A buon motivo, quindi, come sottolinea il Gabrielli si può parlare di una vera e propria “civiltà del Castagno”.


Castanea sativa Mill.
Gard. Dict., ed. 8. n. 1 (1768)

Castanea vesca Gaertn.
Fagaceae
Castagno comune, Castagno

Forma Biologica: P scap – Fanerofite arboree. Piante legnose con portamento arboreo.

Castagno secolare nella Riserva
Grotte di Luppa

Descrizione: Grande albero deciduo e molto longevo, può superare i 500 anni di vita, ha un portamento maestoso, raggiunge, in condizioni ottimali in bosco, i 30 – 35 metri di altezza e diametri del tronco notevoli, non sono eccezionali 4 o anche 6 m di diametro.
Il famoso “Castagno dei cento cavalli” dell’Etna supera abbondantemente tali misure. Il tronco è normalmente dritto e se isolato si diparte presto in grosse branche, dando alla chioma un aspetto ampio e tondeggiante. 
La corteccia da giovane è liscia e di colore olivastro nelle piante in forte sviluppo o polloni, con caratteristiche lenticelle che si allungano fino ad 1 cm.; diviene poi grigia e gradualmente forma un ritidoma grigio-bruno a lunghi solchi verticali ed infine cordonata e spiralata.
I rami dell’anno sono normalmente cilindrici, ma a volte anche angolati, specialmente nei polloni in forte accrescimento; hanno corteccia liscia e brillante e di colore rosso-bruno con lenticelle in rilievo, tonde e biancastre. Le cicatrici fogliari sono grandi con tre gruppi di tracce nervali; i ramuli portano gemme piccole e ampiamente ovoidi con due-tre perule bruno rossicce e glabre, la gemma apicale abscinde molto presto e perciò è a crescita simpodiale a monocasio.
Le foglie[/b] sono semplici, alterne e disposte aspirale ma apparentemente distiche per torsione del picciolo; sono a contorno ellittico-lanceolato e margine seghettato, la base è cuneato-arrotondata e il picciolo è lungo 1,5-2,5 cm con stipole presto caduche.
La pagina superiore delle foglie estive è liscia, lucida, verde intenso con nervature rilevate di consistenza coriacea, più chiara la pagina inferiore. 
Ha fogliazione tardiva da fine aprile a maggio e le giovani foglie, sono pubescenti per peli ghiandolari e perciò, al tatto vischiose. 
La fioritura è tardiva, da fine giugno a luglio; la specie è monoica con infiorescenze ad amento miste o anche solo maschili, i due tipi si differenziano per la struttura e l’ordine di comparsa, l’ontogenesi (sviluppo) dell’infiorescenza e del fiore.
L’infiorescenza maschile è costituita da fiori maschili riuniti in glomeruli ascellari, spesso con 7 fiori ciascuno, o in cime mediamente 40 per amento. 
Queste infiorescenze, si sviluppano alla base del ramo nuovo dell’anno, sono erette e lunghe fino a 15cm. 
Il fiore maschile ha un perianzio esamero (6 parti) e da 6-12 (20) stami lunghi e sottili che emanano un caratteristico forte odore di trimetilammina.
Le infiorescenze miste sono più brevi, complesse e si sviluppano verso l’apice del ramo, costituite da una ventina di cime ascellari, alla base dell’infiorescenza si trovano 1-4 cime femminili composte ciascuna da 2-3 fiori racchiusi da una cupola; le successive sono formate da fiori maschili da 3 a 7 per cima, ma quelle apicali ne hanno solo due.
I fiori femminili sono formati da un perianzio esamero e tomentoso con ovario infero a 6-9 carpelli e altrettanti stili rigidi e pelosi alla base. 
Dopo la fecondazione, la cupola squamosa si trasforma nel riccio che tutti conoscono. 
La differenziazione delle infiorescenze, ha già inizio 30-40 gg dopo la ripresa vegetativa (Pisani e Rinaldelli 1990) in primavera o all’inizio dell’estate dell’anno precedente la loro fioritura e continua durante l’estate. 
Nel suo sviluppo, il fiore del Castagno è in una prima fase normalmente bisessuale, ma successivamente, nei fiori maschili l’ovario arresta il suo sviluppo e nei fiori femminili gli stami non raggiungono la maturità; il rapporto tra i vari tipi di infiorescenze, varia da individuo a individuo e varia anche negli anni.
L’impollinazione è principalmente anemofila, ma la presenza di nettari ( 6), derivati dagli abbozzi del pistillo e l’odore delle infiorescenze maschili fa si che Api, Coleotteri e Ditteri li frequentino assiduamente; ma non si tratta di un impollinazione insetto dipendente in quanto i fiori femminili sono privi di attrattivi e il contatto con i fiori femminili da parte di insetti è casuale. 
Il Castagno, poi è specie con un elevato grado di sterilità per anomalie staminali, sia per autoincompatibilità soprattutto gametofitica. 
Il riccio (5-10 cm di diametro) è fortemente spinoso, contiene normalmente 3 frutti (ma a volte 2 e fino a 7), sono acheni con pericarpo liscio e coriaceo bruno più o meno scuro omogeneo o striato nei marroni, alla base c’è una cicatrice chiara (ilo) e all’apice i resti degli stili (torcia o stoppino), la faccia interna è pubescente. 
I cotiledoni sono molto grandi formati da una polpa dura color avorio, protetti da una pellicola membranacea (episperma) di colore marrone chiaro. 
Il frutto è normalmente deiscente ma a volte il riccio può cadere e rimanere intero a lungo. 
L’achenio è più o meno dolce ed è edule, da cui l’epiteto specifico << sativa>>come anche il sinonimo << vesca>> fanno riferimento all’appetibilità del frutto.
Il seme non è dormiente ma recalcitrante e la germinazione è ipogea. La giovane piantina ha le foglie primarie omomorfe ma più piccole con margine ondulato.
il Castagno, forma un legno a porosità anulare, mediamente pesante compatto ed elastico, nettamente differenziato in alburno chiaro, giallognolo e duramen più scuro, marrone chiaro che assomiglia a quello delle querce ma senza raggi midollari visibili, che sono finissimi numerosi ed uniseriati per cui poco visibili ad occhio nudo. 
Tutto il fusto è impregnato di tannino, mentre i rami soprattutto quelli giovani ne contengono molto meno, è un conservante naturale, che rende il legno molto durevole agli agenti atmosferici ed agli attacchi biotici e viene estratto per la concia delle pelli ed altre applicazioni. 
E’ legno richiesto per mobili, travature ecc. e per doghe per botti; ma il legno prodotto da boschi trattati a ceduo producono legname di scarsa qualità che non può essere usato per costruzioni in quanto tende a “cipollarsi”, cioè ad aprirsi come una cipolla nel senso degli anelli di accrescimento.
L’apparato radicale e molto robusto e ampio ma non molto profondo, anche se singole radici possono penetrare in profondità; è sede di quasi tutte le riserve energetiche della pianta, cosicché se ceduato ricaccia con vigoria quasi imbattibile, ricostituendo in una stagione, quasi tutte le riserve perse con la ceduazione.

Forum Acta Plantarum

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